PRIMA PARTE
Le strappai il reggiseno e facemmo l’amore, ma poi mi accorsi che era morta da almeno due giorni e pensai che se l’avessi scritto all’inizio del mio libro nessuno l’avrebbe comprato perché la gente è disturbata da queste cose. Allora forse posso recuperare raccontandoti di questo fiore bellissimo, una violetta profumata. Si agitava piano nel vento, offrendo il suo succo come una vagina umida. Un’ape tondissima si avvicinò e decise di succhiarne il nettare buttandocisi di testa. Lì vicino uno stallone selvatico vide la scena, si procurò un’erezione e iniziò a correre con la bava alla bocca e gli occhi persi all’indietro.
Non sappiamo se vinse il membro del cavallo o il pungiglione. Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è che a questo punto hai bisogno di una bella storia, e se continui a leggere ne troverai una.

INTRODUZIONE
In questo romanzo ci sono ventisette parolacce: abbastanza per soddisfare lo spirito dell’autore, ma non tante da pregiudicare le vendite. Prima di ogni parolaccia troverete la parola parallelepipedo ficcata da qualche parte. Se per qualche motivo non volete leggere la parolaccia, a quel punto sapete che potete evitarla saltando qualche riga. Non credo perderete qualcosa di significativo, anche perché se avete bisogno di saltare le parolacce probabilmente non state capendo comunque un cazzo. Qui cazzo non era segnalato. Lo segnalo adesso: parallelepipedo.
Una precisazione: ho messo la presente introduzione dopo la prima parte. Se la cosa vi crea problemi, non leggete questa introduzione.

TERZA O QUARTA PARTE
E c’era questa canzone triste che non mi ricordo come si chiama, e c’era una ragazza biondissima e bruttissima che mi guardava come se io fossi biondissimo e bruttissimo, e allora io la guardavo come uno biondissimo e bruttissimo guarderebbe una biondissima e bruttissima e vi giuro che non me ne parallelepipedo fregava un cazzo del fatto che ho pochi capelli e sono quasi tutti scuri.
Poi c’era anche una donna magra che secondo me aveva scoreggiato e diceva “Peter, se non mi rispondi non puoi uscire da qui.”
Io dicevo “Da qui dove?”, o forse lo pensavo soltanto, non lo so.
Tutto il resto non è successo, perché l’ho dimenticato.